Glastonbury leggendaria

Glastonbury: un viaggio caleidoscopico.

La cittadina di Glastonbury situata nel Somerset, a sud ovest dell’Inghilterra, è un gioiello che brilla ma ancora sconosciuto, un tesoro da scoprire.

Sono stato ospite di questa città per tre giorni e ho potuto inspirare un’aria di una purezza ancestrale, carica di saggezza antica di millenni. Per le stradine si affacciano negozi così curati nell’arredamento che sembra di essere in soggiorni di antiche ville fuori dal tempo, che offrono ai passanti oggetti e libri di antica magia, incensi inebrianti, soprammobili di fatata fattura, libri per bambini con meravigliosi disegni. Potrebbe essere una Dyagon Alley del mondo babbano?

E’ indubbio che in questo luogo c’è qualcosa che in altri luoghi manca; ma cosa? La storia di Glastonbury si perde negli intricati nodi del tempo; sono così tanti i riferimenti che lo citano da costruire un labirinto dal quale è difficile uscire. Incontriamo i cavalieri di Re Artù, le tracce perdute del Santo Graal, la venuta di Giuseppe di Arimatea, le nebbie che nascondo Avalon. Molti sono in riferimenti che lo vogliono assurgere a luogo mistico, e sicuramente qualcosa è vero perché è innegabile, se si resta in ascolto anche solo per pochi minuti, che delle forze primordiali ci compenetrano, come la sensazione dell’aria leggera di alta montagna quando inspiriamo che porta via i pensieri gravitazionali della quotidianità  regalandoci rari momenti di pace e leggerezza. Eppure non siamo in alta montagna.

Le storie narrano che prima dell’arrivo dei romani in questo luogo sorgeva un tempio-scuola dei druidi, quello che M. Z. Bradley chiama nel suo famoso romanzo “Le nebbie di Avalon” il “Tempio del sole”. Non ci sono dati storici certi ma sembra che Giuseppe d’Arimatea fosse a conoscenza di questa scuola iniziatica e ci portò Gesù a studiare. Giuseppe doveva essere un commerciante e si era recato in Inghilterra per via del piombo presente su Mendip Hills, vicino a Glastonbury.

Se prendiamo per vere le parole di R. Steiner, ossia che Gesù era un uomo che si era preparato per lunghe vite ad ospitare lo Spirito del Cristo dai trenta ai trentatré anni, possiamo ipotizzare che nella sua preparazione era previsto lo studio della via druidica. Lo sesso Steiner sostiene che i druidi erano, nel loro tempo, i più grandi iniziati.

Dopo la morte del Cristo in croce, Giuseppe tornò  a Glastonbury per mettersi in salvo dalle persecuzione che seguirono la distruzione del Tempio e gli fu permesso di costruire una chiesa, precisamente nell’anno 37 d.C., la prima chiesa cristiana in Inghilterra.

Nel romanzo della Bradley questo momento viene così descritto: << […] ed i druidi in ricordo del mite profeta che avevano conosciuto, avevano consentito a Giuseppe d’Arimatea di erigere, sull’Isola Sacra, una cappella e un monastero in onore del suo Dio, perché tutti gli Dei sono uno solo.>>

La chiesa, fatta di paglia e terra, restò in vita fino alla morte di Giuseppe e fu il seme che fece nascere l’imponente abbazia di cui oggi si possono visitare i resti.

Essa fu eretta dai monaci partendo dall’anno 601 a.C. circa, prima in legno e nei secoli seguenti rinforzata in pietra; i ritrovamenti archeologici testimoniano che sotto tale abbazia c’era sicuramente un tempio celtico attivo negli anni 400 e 500 d.C.

Quindi, sullo stesso territorio, in principio ci sono stati i druidi poi è arrivato Giuseppe con la sua chiesa ed infine i monaci.

Giuseppe quando tornò, per la seconda volta, prima di erigere la chiesa si fermò a pregare. Le leggende narrano che una scheggia del suo bastone, o il bastone stesso, diede vita al “Thorn” il roveto (Biancospino) che fiorisce due volte l’anno, a Pasqua ed a Natale. Una spina di questa pianta viene colta ogni anno e mandata alla regina d’Inghilterra per decorare la sua tavola.

Nel 1184 d.C. l’abbazia subì dei danni a causa di un incendio e i monaci, durante le opere di ricostruzione, ritrovarono una lastra di pietra ed una croce di piombo recanti un’iscrizione che recita: Hic iacet sepultus inclitus Rex Arturius in insula Avaloniana” (Qui giace sepolto il famoso Re Artù nell’isola di Avalon).

Notizie diverse, invece, dicono che un bardo rivelò la posizione della tomba di Re Artù ad Enrico II e fu proprio il sovrano a caldeggiarne le ricerche all’interno dell’abbazia.

Essa fu distrutta nel 1539 a.c. su ordine di Enrico VIII che non poteva tollerare una chiesa cristiana su suolo protestante.

Glastonbury si trova nel Somerset che etimologicamente è una contrazione di summer (estate) e set (luogo) quindi si può tradurre come: territori dell’estate. I leggendari territori dove si pensa fosse situata Avalon che protegge le spoglie di Re Artù.

Durante gli anni che si perdono tra i veli del tempo, così indietro che solo l’ “alta fantasia” può arrivarci, i territori pianeggianti erano sommersi dall’acqua e solo sette isole spuntavano da questo mare. Una di queste era proprio il Tor. D’estate l’acqua drenava e il terreno si solidificava così gli abitanti potevano abitare le zone che d’inverno erano impraticabili; da qui il nome: territori dell’estate. Un altro nome che ha il Tor è INIS WITRIN cioè Isola di vetro, collegata alla pianura da una sottile striscia di terra solo durante la bassa marea.

Ma le storie non sono ancora finite! Sotto il Tor si apre un giardino meraviglioso: Chalice Well. Due tassi che liberano i rami al cielo vigilano l’entrata del giardino, appena sopra la vasca dove si raccoglie l’acqua rossa, l’acqua che scorre in onore alla Dea. Il colore rosso è dato dall’ossido di ferro di cui il terreno è ricco.

Come un portale che ci conduce nel lontano passato, procedendo nel giardino in direzione Tor,  si apre un pozzo adornato da un coperchio fatto in ferro battuto a forma di VESCIA PISCES, un antico simbolo formato da due cerchi che si intersecano passando l’uno per il centro dell’altro. Questa geometria vuole rappresentare lo spirito che compenetra la materia.  Si racconta che in questo pozzo si nasconde il Santo Graal, portato da Giuseppe D’Arimatea per custodirlo.

Glastonbury raccoglie veramente molto del passato misterioso del mondo e forse non si può sapere se il Graal è arrivato in questo luogo oppure no, se Gesù è andato a studiare dei Druidi o meno, ma sicuramente è un territorio dove regna la pace che crea uno spazio in noi e ci conduce là dove possiamo riconciliarci con le parti di noi stessi che abbiamo dimenticato.

 

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