Riassunto e commento del libro “Gerarchie spirituali”- parte quarta

Ma la saggezza secondo la quale le entità divino-spirituali formarono il nostro mondo, in seguito divenne anch’essa retaggio dell’uomo. Nel suo pensare l’uomo poté in seguito contemplare i pensieri, percepire i pensieri secondo i quali gli dei formarono il mondo. E dopo che quella saggezza antichissima, quella saggezza dei creatori del mondo, ebbe attraverso varie metamorfosi, al termine della grande epoca atlantica giunse agli antichi santi risci del nostro primo periodo di civiltà postatlantica, ai grandi maestri dell’India.

La saggezza della creazione divenne conoscenza dell’uomo attraverso la mediazione dei santi risci, i grandi maestri dell’India. Ma questa conoscenza divenne fruibile per l’uomo solo al termine della grande epoca atlantica. I santi risci erano saggi che si manifestarono nel nostro primo periodo di civiltà postatlantico.

Presso i grandi eccelsi risci quella saggezza visse allora in una forma di cui l’umanità odierna può farsi ben scarse rappresentazioni, poiché le facoltà umane di pensiero e di sentimento si sono molto mutate da quando i grandi maestri dell’India istruirono dapprima l’umanità postatlantica. E se senz’altro si pronunciassero oggi molte delle verità che risuonarono un tempo dalla bocca dei santi risci,* la maggior parte delle anime d’oggi, su tutta la Terra, a mala pena non sentirebbe altro che semplici parole. Occorrono appunto facoltà ben diverse da quelle che l’umanità d’oggi possiede, per comprendere veramente la saggezza giunta per la prima volta all’umanità postatlantica, perché tutto ciò che di quella saggezza è stato annotato nei libri più belli e profondi, non è che una debole eco di quella sapienza stessa; sotto molti riguardi è sapienza intorbidita, oscurata. Per quanto belli, per quanto elevati siano i Veda,* per quanto belli siano i canti di Zarathustra,* per quanto magnifica parli a noi l’antichissima sapienza dell’Egitto (certo tutto ciò non potrà mai essere ammirato abbastanza) tuttavia i documenti scritti non tramandano che in una luce offuscata la grande saggezza di Ermete, la grande sapienza di Zarathustra,* o perfino le elevate cognizioni che furono annunziate dagli antichi risci. Eppure quell’eccelsa saggezza rimase conservata all’umanità; è sempre esistita in certi ambienti,  benché ristretti, che custodivano i sacri misteri (come si chiamavano queste cognizioni).

Nei misteri dell’India, della Persia, d’Egitto e Caldea, nei misteri cristiani e così via fino ai tempi nostri, è rimasto conservato tutto ciò che è antichissima saggezza cosmica degli uomini. Fino a pochissimo tempo fa, era possibile apprendere non la sapienza scritta nei libri, ma la sapienza vivente, solo in tali circoli chiusi.

La saggezza antica custodita in libri è solo una luce offuscata della prima citata saggezza antica. Oggi l’uomo non ha le facoltà per capire la saggezza antica. Ma queste facoltà devono essere sviluppate.

Per ragioni che appunto da questo ciclo di conferenze ci appariranno chiare, l’epoca nostra è quella in cui in più larga misura deve estendersi a vaste masse dell’umanità la saggezza vivente conservata sinora in cerchie più ristrette, poiché ad esempio l’antichissima saggezza cosmica dei santi risci non si è mai inaridita. È passata come per una fontana di giovinezza nel tempo che noi riconosciamo come l’inizio della nostra era. Quella sacra, antichissima sapienza, che fluì allora all’umanità, venne continuata da Zarathustra e dai suoi discepoli, dai maestri caldei ed egizi, penetrò pure nella rivelazione di Mosè, e poi riapparve con impulso totalmente nuovo allorché il Cristo discese sulla Terra. Con ciò essa divenne però così profonda, così interiore, che solo a poco a poco potrà nuovamente fluire nell’umanità. Dai tempi della rivelazione cristiana in poi, vediamo così che esteriormente, nel mondo, l’antichissima saggezza fluisce nell’umanità lentamente e gradualmente dal suo più elementare inizio.

Le facoltà umane dovranno essere sempre più sviluppate per poter comprendere l’antica saggezza, la saggezza vivente che è stata custodita in cerchie ristrette di uomini. Essa è passata dai santi risci e continuata da Zarathustra, dai maestri caldei ed egizi fino ad arrivare nella rivelazione di Mosè. Riapparve tramite l’insegnamento del Cristo quando discese sulla Terra e da allora l’antica saggezza penetra gradualmente nell’umanità. I messaggi vi furono e sono contenuti nei Vangeli. Essi contengono la saggezza dei santi risici in forma rinnovata e solo in futuro il messaggio dei Vangeli potrà essere compreso pienamente. L’umanità dovrà sviluppare certe forze che le permettano di capire fino in fondo il messaggio del CRISTO. Oggi più che mai. Per ora i Vangeli sono libri suggellati.

I messaggi vi furono; sono raccolti nei Vangeli, nelle altre scritture cristiane contenenti in forma rinnovata la saggezza dei santi risci come rinata da una fontana di giovinezza. Ma come si sarebbero potuti comprendere questi messaggi sin da principio, appunto nell’epoca a purificare la quale il cristianesimo era fondato?

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