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Riassunto e commento del libro “Gerarchie spirituali” di Rudolf Steiner – O.O. n. 110

Riassunto e commento del libro “Gerarchie spirituali”- parte quarta

Ma la saggezza secondo la quale le entità divino-spirituali formarono il nostro mondo, in seguito divenne anch’essa retaggio dell’uomo. Nel suo pensare l’uomo poté in seguito contemplare i pensieri, percepire i pensieri secondo i quali gli dei formarono il mondo. E dopo che quella saggezza antichissima, quella saggezza dei creatori del mondo, ebbe attraverso varie metamorfosi, al termine della grande epoca atlantica giunse agli antichi santi risci del nostro primo periodo di civiltà postatlantica, ai grandi maestri dell’India.

La saggezza della creazione divenne conoscenza dell’uomo attraverso la mediazione dei santi risci, i grandi maestri dell’India. Ma questa conoscenza divenne fruibile per l’uomo solo al termine della grande epoca atlantica. I santi risci erano saggi che si manifestarono nel nostro primo periodo di civiltà postatlantico.

Presso i grandi eccelsi risci quella saggezza visse allora in una forma di cui l’umanità odierna può farsi ben scarse rappresentazioni, poiché le facoltà umane di pensiero e di sentimento si sono molto mutate da quando i grandi maestri dell’India istruirono dapprima l’umanità postatlantica. E se senz’altro si pronunciassero oggi molte delle verità che risuonarono un tempo dalla bocca dei santi risci,* la maggior parte delle anime d’oggi, su tutta la Terra, a mala pena non sentirebbe altro che semplici parole. Occorrono appunto facoltà ben diverse da quelle che l’umanità d’oggi possiede, per comprendere veramente la saggezza giunta per la prima volta all’umanità postatlantica, perché tutto ciò che di quella saggezza è stato annotato nei libri più belli e profondi, non è che una debole eco di quella sapienza stessa; sotto molti riguardi è sapienza intorbidita, oscurata. Per quanto belli, per quanto elevati siano i Veda,* per quanto belli siano i canti di Zarathustra,* per quanto magnifica parli a noi l’antichissima sapienza dell’Egitto (certo tutto ciò non potrà mai essere ammirato abbastanza) tuttavia i documenti scritti non tramandano che in una luce offuscata la grande saggezza di Ermete, la grande sapienza di Zarathustra,* o perfino le elevate cognizioni che furono annunziate dagli antichi risci. Eppure quell’eccelsa saggezza rimase conservata all’umanità; è sempre esistita in certi ambienti,  benché ristretti, che custodivano i sacri misteri (come si chiamavano queste cognizioni).

Nei misteri dell’India, della Persia, d’Egitto e Caldea, nei misteri cristiani e così via fino ai tempi nostri, è rimasto conservato tutto ciò che è antichissima saggezza cosmica degli uomini. Fino a pochissimo tempo fa, era possibile apprendere non la sapienza scritta nei libri, ma la sapienza vivente, solo in tali circoli chiusi.

La saggezza antica custodita in libri è solo una luce offuscata della prima citata saggezza antica. Oggi l’uomo non ha le facoltà per capire la saggezza antica. Ma queste facoltà devono essere sviluppate.

Per ragioni che appunto da questo ciclo di conferenze ci appariranno chiare, l’epoca nostra è quella in cui in più larga misura deve estendersi a vaste masse dell’umanità la saggezza vivente conservata sinora in cerchie più ristrette, poiché ad esempio l’antichissima saggezza cosmica dei santi risci non si è mai inaridita. È passata come per una fontana di giovinezza nel tempo che noi riconosciamo come l’inizio della nostra era. Quella sacra, antichissima sapienza, che fluì allora all’umanità, venne continuata da Zarathustra e dai suoi discepoli, dai maestri caldei ed egizi, penetrò pure nella rivelazione di Mosè, e poi riapparve con impulso totalmente nuovo allorché il Cristo discese sulla Terra. Con ciò essa divenne però così profonda, così interiore, che solo a poco a poco potrà nuovamente fluire nell’umanità. Dai tempi della rivelazione cristiana in poi, vediamo così che esteriormente, nel mondo, l’antichissima saggezza fluisce nell’umanità lentamente e gradualmente dal suo più elementare inizio.

Le facoltà umane dovranno essere sempre più sviluppate per poter comprendere l’antica saggezza, la saggezza vivente che è stata custodita in cerchie ristrette di uomini. Essa è passata dai santi risci e continuata da Zarathustra, dai maestri caldei ed egizi fino ad arrivare nella rivelazione di Mosè. Riapparve tramite l’insegnamento del Cristo quando discese sulla Terra e da allora l’antica saggezza penetra gradualmente nell’umanità. I messaggi vi furono e sono contenuti nei Vangeli. Essi contengono la saggezza dei santi risici in forma rinnovata e solo in futuro il messaggio dei Vangeli potrà essere compreso pienamente. L’umanità dovrà sviluppare certe forze che le permettano di capire fino in fondo il messaggio del CRISTO. Oggi più che mai. Per ora i Vangeli sono libri suggellati.

I messaggi vi furono; sono raccolti nei Vangeli, nelle altre scritture cristiane contenenti in forma rinnovata la saggezza dei santi risci come rinata da una fontana di giovinezza. Ma come si sarebbero potuti comprendere questi messaggi sin da principio, appunto nell’epoca a purificare la quale il cristianesimo era fondato?

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Riassunto e commento del libro “Gerarchie spirituali” – Parte terza

Esse [entità spirituali] ebbero dapprima le immaginazioni, le ispirazioni, le intuizioni, le idee e i pensieri secondo i quali è formato il nostro mondo, quale lo vediamo intorno intorno a noi.

L’uomo, trova a sua volta in questo mondo quei pensieri e quelle idee; e quando si eleva alla contemplazione chiaroveggente, trova pure le immaginazioni, le ispirazioni e le intuizioni per mezzo delle quali egli penetra nuovamente nel mondo delle entità spirituali. Perciò possiamo dire: prima che il nostro mondo fosse, esisteva la saggezza della quale dobbiamo appunto parlare; essa è il disegno del mondo.

L’uomo vede l’effetto della saggezza universale ammirando la bellezza del creato in tutte le sue forme e se si spinge oltre la materia, oltre la pura e visibile materialità vedrà la saggezza nella sua forma primordiale, non l’effetto ma la causa o essenza.

Fin dove dobbiamo dunque risalire per trovare quella sapienza antichissima del mondo, se vogliamo rimanere nell’ambito della realtà? Dobbiamo forse risalire a qualche periodo storico nel quale abbia insegnato questo o quel grande maestro? Certamente noi possiamo imparare molto risalendo alle diverse epoche storiche e andando a scuola dai grandi maestri; ma per trovare l’antichissima saggezza cosmica nel suo vero e più alto aspetto, dobbiamo risalire al tempo in cui ancora non esisteva una terra visibile, un mondo intorno a noi percepibile dai sensi fisici, poiché il mondo è scaturito dalla saggezza stessa. 

Da questa frase possiamo capire che la terra non è sempre stata visibile ma c’è stato un tempo in cui essa era invisibile, formata da “materia” invisibile e non percepibile con i sensi fisici. L’uomo non era come ora ed esseri spirituali creavano, il nostro mondo, plasmavano la saggezza primordiale.

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Riassunto e commento del libro “Gerarchie spirituali” – Parte seconda

Parte seconda

Esiste ciò che possiamo chiamare: una sapienza antichissima del mondo. Ciò che l’uomo può indagare, sapere, conoscere, le idee e i concetti ch’egli conquista, e così pur le immaginazioni, ispirazioni e intuizioni della chiaroveggenza ch’egli conquista, tutto ciò è, se e lecito dir così solo post-vissuto dall’uomo, ma è già stato pre-vissuto e pre-saputo appunto dalle entità che stanno al di sopra dell’uomo.

In questo passaggio Steiner ci dice che osservando il mondo, la natura noi possiamo imparare a capire come è la realtà che ci circonda ma tutto ciò è già stato pre-saputo e pre-vissuto dalle entità spirituali superiori all’uomo. Questo vale sia per le conoscenze di tipo “accademico” che per quelle della scienza spirituale.

Se ci è lecito usare un paragone alla buona, diremo che anzitutto l’orologiaio ha l’idea, il pensiero dell’orologio, poi, secondo quest’idea, costruisce l’orologio. L’orologio è costruito secondo le idee dell’orologiaio che hanno preceduto la costruzione; in seguito poi qualcuno può smembrare l’orologio, analizzarlo e studiare da  quali pensieri dell’orologiaio esso abbia avuto origine; egli ripensa allora i pensieri dell’orologiaio. Solo così, in sostanza, l’uomo, al suo stadio normale d’evoluzione, può contenersi di fronte all’antichissima saggezza cosmica primordiale delle entità spirituali a lui superiori.

Questa parte non ha bisogno di commenti; mi sembra sia chiara.

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Riassunto e commento del libro “Gerarchie spirituali” – Parte prima

Introduzione

Dal mio punto di vista quest’opera (O. O. 110 – 10 conferenze tentue a Düsseldorf al 12 al 18 aprile 1909) permette di entrare pienamente dentro l’antroposofia perché affronta la nascita del mondo e dell’uomo secondo la visione appunto antroposofica. Non è un entrata dalla porta laterale ma dalla porta centrale.

In corsivo saranno scritte la parti di citazione dalla traduzione italiana delle conferenze. Questo simbolo […] se posto alla fine della citazione, indica che il testo prosegue; mentre se posto all’inizio indica che prima della frase citata c’è altro testo non riportato in questa sede.


Prima conferenza – Düsseldorf, 12 aprile 1909, mattina

Questo ciclo di conferenze ci condurrà in regioni molto elevate della vita spirituale, molto  fuori della nostra dimora terrestre, non solo nei mondi spaziali fisici, ma anche nei mondi spirituali dai quali il mondo spaziale fisico ebbe origine. […]

[…] Ma appunto da un siffatto ciclo di conferenze apparirà chiaro come in sostanza tutto il sapere e la saggezza hanno lo scopo di scioglierci il grande, il massimo tra gli enigmi, l’enigma dell’uomo. […]

[…] In questo ciclo di conferenze potremo così forse mirare in alto Verso lo spirito anche se avremo sempre presente di rendere il più possibile comprensibili le cose che devono venir prese da tanto lontano. […]

[…] Occhi invisibili possono contemplare una scala di esseri che rappresentano soltanto quattro gradini di una gerarchia: il mondo minerale, il mondo vegetale, il mondo animale e quello umano. Ma sopra l’uomo comincia un mondo di essere invisibili, e all’uomo è dato, grazie alla conoscenza di ciò che trascende i sensi fisici e fin dove esse gli è possibile, di salire per un certo tratto alle potenze ed entità che, nell’invisibile mondo soprasensibile, sono la continuazione dei quattro gradini che si trovano sulla terra stessa. […]

Dalla lettura di queste frasi si capisce che Steiner vuole condurci in mondi elevati, fuori dalla nostra dimora terrestre, per andare ad indagare da dove il mondo ebbe origine e, procedendo lungo questo sentiero arriveremo a sciogliere il grande enigma: l’uomo. Arriveremo a rispondere alle domande fondamentali: chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Indagando l’origine del mondo indagheremo anche l’origine dell’uomo.

A questo punto egli ci dice che per indagare i mondi spirituali, per parlare di gerarchie spirituali dobbiamo guardare con a loro con l’occhio dell’anima.

Come dicevo nella mia introduzione, Steiner aveva la possibilità di guardare nel mondo spirituale e, cosa più importante, di sapere dove guardare e capire cosa stava guardando, così ha potuto riportarlo a parole nelle sue conferenze. Noi possiamo ascoltare (leggere) le sue parole e  farci un’idea di quello che si è presentato ai suoi occhi, cercando di percepire nella nostra anima se siamo in accordo con le poderose immagini da lui mirabilmente narrate oppure meno. In questo secondo caso si può continuare a leggere assumendo il contenuto come un possibile punto di vista sulla realtà oppure, se esso ci sembra troppo lontano da noi, fermarsi e dedicarsi ad altro.

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